LE BEATITUDINI


                                                                
1. Beati i miti.
                                             2. Beati coloro che soffrono, perchè saranno consolati.
                                                                         3. Beati i puri di cuore.
                                     4. Beati i misericordiosi, perchè otterranno misericordia.



                                                           1. Beati i miti.


    Quando si parla di mitezza, è necessario essere chiari e precisi in modo da evitare l’incomprensione derivante da una interpretazione ammantata di zucchero. Non è questo il senso in cui Gesù e Padre Pio intendevano la mitezza. Quando Gesù diede a noi sé stesso come esempio da imitare, disse: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Con questa espressione egli vuole dire che il suo giogo - contrariamente a un modo di pensare errato - non sarà pesante, ma leggero. Così Gesù incarna in sé stesso la beatitudine della mitezza.
    Ma chi sono i miti? I miti sono coloro che dicono di sì all’impulso dello Spirito Santo, al moto della grazia divina; che sono benevoli e affabili, sempre pronti a fare il bene e a parlare bene degli altri; che sono comprensivi e misericordiosi nel giudicare persone e circostanze; che sono sereni e calmi nei momenti tempestosi della vita; che sono temperanti nell’uso dei beni; che sono di animo gentile e amichevoli verso tutti coloro che incontrano nella vita, e che sono pronti ad aiutare ed ascoltare. Come si può ignorare il sorriso e il calore dei miti?
    La mitezza è una felice unione di tutte le buone qualità e virtù. Infatti presuppone una grande forza di volontà per regolare le nostre inclinazioni naturali e per indirizzarle a compiere il bene; richiede controllo di sé e un alto livello di maturità. Questo è un frutto amaro, non dolce!
    La mitezza ci fa inclini alla pazienza con noi stessi e con il prossimo, al perdono; ci dispone alla fede; ci apre alla speranza; incoraggia la solidarietà, la comprensione e la misericordia; permette una più facile e migliore rassegnazione alla croce; e si esprime con un comportamento gentile, con buone maniere e con educazione; è contraddistinta dalla sincerità, non dalla falsa formalità. La mitezza, perciò, non è debolezza, languore romantico, fredda apatia, ed è l’opposto di ogni forma di egoismo, orgoglio, violenza, arroganza e durezza di cuore.
    Da dove proviene la mitezza? La mitezza (non il temperamento mite, che è un dono di natura) nasce dall’amore e dalla sofferenza. Coloro che amano profondamente e totalmente sono miti. Gesù, in modo significativo, specifica che Lui è mite di cuore. Coloro che con la loro vita sono capaci di scrivere una storia d’amore, come si dice popolarmente, che hanno amato e amano molto, sono miti, buoni e gentili. Penso all’amore di una mamma, al timido amore di una fanciulla, all’amore effusivo di un santo, di Padre Pio!
    Le nostre passioni, il nostro egoismo non ci rendono miti! L’amore è il sole che matura e addolcisce il frutto. La sofferenza, a sua volta, è una porzione amarissima che tuttavia fa l’uomo ricco, sensibile e bello interiormente. Ho saputo di uomini esacerbati, duri e prevenuti che sono diventati miti e buoni sotto l’azione macerante della sofferenza propria e delle persone a loro vicine. Al capezzale di chi soffre la nostra emozione si scioglie in lacrime ardenti, che invano cerchiamo di nascondere alla vista dei pazienti, per non turbarli. E sul letto della nostra sofferenza, che è diventato un altare, il sofferente è purificato, trasformato e diviene mite, come l’agnello pronto per il sacrificio. In questa tenebra vediamo le stelle e le lacrime rinfrescano l’anima.
    Perché i miti sono beati? Gesù ha risposto: “Perché erediteranno la terra”. Qui incontriamo di nuovo la stessa logica paradossale delle altre affermazioni del Vangelo: “Chi si umilia sarà esaltato. Chi si esalta sarà umiliato. Gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi. Il Signore ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore e ha innalzato gli umili. Se non diventate come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”.
    Agli occhi del mondo, mitezza significa essere deboli, temere tutto e tutti, rinunciare ad ogni sana ambizione, essere vili, rifugiarsi in una nicchia protetta, in breve contentarsi di poco. Niente è più falso; i miti erediteranno la terra, in altre parole trionferanno sul mondo, sull’umanità e sul loro ambiente (famiglia, scuola) mediante il potere della verità e della giustizia.
    Oggi corriamo tutti il rischio di una guerra! Pochi credono nel potere della giustizia, ma piuttosto nella giustizia del potere; un potere che non è morale, sinonimo nei fatti di mitezza ed equilibrio interiore, ma il potere dell’arroganza, dell’istinto animale e della presunzione.
    Non siamo più capaci di vero dialogo, come sereno confronto di punti di vista. C’è soltanto monologo! E’ giusto chi grida più forte, chi è capace di offendere meglio senza esclusione di colpi: ovunque c’è una volgarità crescente, linguaggio osceno, intolleranza, razzismo, pregiudizio, maleducazione.
    Tantissime persone hanno meno garbo di un toro messo dentro un negozio cinese e come nuvole di temporale scoppiano alla minima provocazione. Il ciel t’aiuti, se offendi i sentimenti di qualcuno. Ogni individuo è un fascio di nervi: dal figlio unico capriccioso e tirannico ai giovani capaci di fare di tutto per ottenere qualcosa presto e facilmente, dalla ragazza volubile e affettata, alla folla neurotica, psicopatica, isterica e arteriosclerotica. C’è tanta debolezza morale e spirituale che a stento riesce a nascondere l’abisso interiore senza fondo! Dov’è finita la bontà delle donne, degli insegnanti, dei vecchi sacerdoti e delle suore? Dov’è la mitezza?
    Padre Pio era certamente un buon discepolo alla scuola di Gesù. La vita intera di Padre Pio era una lotta continua per imitare il divino Maestro, per diventare mite. E cosa dire delle sue maniere rudi? Padre Pio era consapevole di avere un carattere così schietto, aperto e spontaneo da apparire aspro. Era ciò che la madre gli aveva dato, come era solito dire, e per tutta la vita, cercò continuamente, con l’aiuto di Gesù e Maria, di frenarlo (…).
    Mediante la sua mitezza, Padre Pio ereditò la terra. Ne sono una prova le folle che si accalcano alla sua tomba. Quanto poco desideriamo un’abbondante eredità! La terra è a nostra disposizione, se siamo miti come Gesù e Padre Pio.
.